Tipologie di carretto

TIPOLOGIE DI CARRETTO

Nelle diverse aree dell’isola si distinguono quattro fondamentali varianti tipologiche del carretto; il tipo palermitano, diffuso nella provincia di Palermo, Agrigento, Caltanissetta, Trapani. Gli elementi che li distinguono sono: l’asse delle ruote, incassate in un travetto di legno scolpito e dipinto (casciafusu), ornato di arabeschi in ferro battuto (rabeschi) e sormontato da due mensole di legno; tre pioli suddividono i laterali della cassa, di forma trapezoidale, in due riquadri; il tipo castelvetranese, diffuso nel retroterra della provincia di Trapani e aree vicine della provincia di Palermo. L’asse delle ruote e le mensole sono simili a quello di Trapani, la cassa con i laterali è simile al tipo palermitano; il tipo trapanese si distingue per le ruote di grande diametro, sulle fiancate ha quattro pioli che suddividono i laterali della cassa in tre riquadri, sormontata da una barra orizzontale, il tipo catanese diffuso nella Sicilia orientale, è simile a quello palermitano.
Nei riquadri (scacchi) si possono distinguere cinque generi figurativi: devoto (scene della bibbia o della vita dei santi); storico-cavalleresco; leggendario-fiabesco;
musicale (opere liriche); realistico (scene di caccia o altro). Il costume di dipingere i carri è documentato in Sicilia a partire dai primi dell’Ottocento, sull’esempio delle portantine, delle lettighe e delle carrozze del Seicento e del Settecento riccamente decorate e dipinte.

  • “MASTRU RAIA” CARRUZZERI E INTAGLIATORE DOC DEL CORSO DEI MILLE

“Non si può fare un passo nella città di Palermo senza incontrare dozzine di carretti tirati da cavalli, da asini, da muli. La città ne conta la bellezza di 4758 e quando si celebrano feste in campagna essi sono una vera delizia dell’occhio” (G. Pitrè).
Oggi, i carretti siciliani si ammirano nei musei e nelle manifestazioni folcloristiche. Un tempo, a Palermo, la via che ospitava molte botteghe artigiane di carretti era il Corso dei Mille. Intere famiglie vivevano con questa attività: i Ferrare, i Lo Monaco, i Cardinale, i Murdolo. Di tutte queste ne è rimasta una sola, al civico 147 ed è la bottega di Giovanni Raia, un grande locale che è anche officina di camion, il carretto del XX secolo.
Mastro Raia, nato a Palermo nel 1919, ha là , veneranda età di 81 anni, ma il suo aspetto è giovanile e trasmette una carica di simpatia in chi l’ascolta “raccontare” il suo mestiere, che è quello di “carruzzeri” (carrozziere) e intagliatore del carretto siciliano. Ciò è per lui motivo di orgoglio e di vanto se si considera che è l’ultimo carradore rimasto e dopo di lui ne i suoi figli ne i suoi nipoti continueranno il suo mestiere. L’amore per la Sicilia, la passione e il desiderio di far rivivere il passato si leggono nel suo lavoro. Siamo andati a intervistarlo, l’abbiamo trovato intento al suo lavoro, le sue mani ancora agili ed esperte si muovono sicure sul legno, mentre smussa gli angoli vivi e li arricchisce di figure, scolpisce le facce interne ed esterne delle aste, trasformando i terminali dei “barami” (i pioli delle fiancate) in teste di donne o pupi; scolpisce la chiave e il pizzo al centro del casciafusu che è l’asse portante del carretto.
Un carretto sta dinanzi la sua bottega ed egli lo descrive in tutte le sue parti, con ricchezza di particolari. È un’esplosione di colori: scene della “cavalleria rusticana” (opera lirica) ricoprono la parte interna delle sponde. Sulla cassa spicca l’immagine di S. Rosalia, patrona di Palermo e all’esterno delle sponde sono dipinte scene tratte dalla bibbia e da episodi cavallereschi. Ogni spazio è dipinto con i colori più vivi e smaglianti. Sotto la cassa vi è la chiave che regge le stanghe del carretto, sulla controchiave sono scolpite e dipinte rappresentazioni cavalleresche. Mastro Raia ci parla anche del segreto delle “cùsciuli”, dentro le quali gira il fuso del carretto e questo segreto è il suono che si produce nell’attrito tra il fuso e le cùsciuli. I carrettieri vogliono che il rumore delle ruote non sia stridente, perciò pagano di più affinché i materiali metallici delle cùsciuli siano a “lega di campana” cosicché le loro cantilene siano più dolci ed armoniose. Giovanni Raia ha esercitato il suo mestiere fino all’entrata degli Americani in Sicilia fino a quando, dice, c’era molta richiesta di carretti perché servivano per lavorare, poi si è impiegato ai cantieri navali per vivere. Ora, una volta in pensione ha ripreso l’attività che continuerà fino a che “si sente di lavorare”. Una fase particolare della costruzione del carretto è “a fìrriatura da rota”, l’applicazione cioè del cerchione di ferro nella ruota. Per questa operazione, che avviene fuori dalla bottega, Mastru Raia si reca a Sant’Erasmo: il cerchione viene fatto riscaldare nel fuoco e poi buttato a mare per due motivi, per farlo raffreddare e perché l’acqua salata fa da incrostazione tra il legno e il ferro. È un momento, dice, di grande tensione, i movimenti devono essere sincronizzati e veloci. Gli elementi naturali:
ferro e legno, acqua e fuoco vengono così dominati con grande “maestria” dall’artigiano.
La costruzione di un carretto dura in media tre mesi. Il costo di produzione è abbastanza alto se si pensa ai diversi tipi di legno utilizzati, perfettamente stagionati, alla quantità di forza-lavoro e alle varie fasi della tecnica di costruzione. Mastro Raia, maestro e artigiano, nella sua opera esprime 10 spirito creativo di tutto un popolo, regalandoci la ricchezza spirituale del passato. Per lui, al primo posto è il carretto con i suoi colori e le bellissime decorazioni: un singolare ricamo di legno e di ferro.
11 contatto diretto tra gli alunni e l’artigiano Raia da il chiaro concetto di ciò che è stato e di quanto rimane, di qualcosa cioè che non deve morire.
Il carretto è da sempre il simbolo della Sicilia e della sua tradizione. Nelle sponde,nelle ruote, nella cassa vi sono i colori del sole siciliano, dello zolfo, delle arance e dei limoni, del cielo e del mare, della lava dell’Etna e dei ficodindia.
Esso rappresenta una sintesi delle civiltà mediterranee che furono presenti nell’isola:
i colori arabi, gli arabeschi turco-bizantini, i costumi dei Greci, le cianciane spagnole. Nelle case degli emigranti, che il destino ha spinto lontano dalla loro terra, non manca mai il suo modellino in scala.
Il carretto siciliano è il simbolo della creatività dell’artigiano, che pur rimanendo anonimo, esprime lo spirito creativo di tutto un popolo. Alla sua realizzazione partecipano carrozzieri, carradori, intagliatori, fonditori, fabbri, pittore decoratori e pellettieri.
Giuseppe Cocchiara, studioso di folklore siciliano (1904-1965) ha definito il carretto siciliano ” l’opera più caratteristica che l’artigiano abbia prodotto in Sicilia” non solo perché costituisce l’oggetto tipico della Sicilia, come la gondola lo è per Venezia, il colosseo per Roma, il duomo per Milano, ma perché alla sua costruzione concorrono armonicamente otto gruppi di artigiani.
Biagio Pace (1889-1955), studioso e conoscitore dell’anima siciliana, parlando della bellezza e dell’utilità del carretto siciliano ha scritto: “II carretto ha rappresentato nella Sicilia moderna un elemento caratteristico di bellezza ed un mezzo fondamentale di trasporto, che ha avuto la sua grande diffusione soltanto nel secolo scorso”.

ELEMENTI DEL CARRETTO

– u fusu, asse di ferro, a cui si attaccano le ruote;
– a cascia, ripiano in legno di abete, metri 1,30×1,15 che presenta due davanzali in faggio (tavulazzudavanti e tavulazzu darreri) poggianti su cunei. Ai fianchi reca due sponde, detti masciddara, decorate dal lato estemo e dal lato intemo e sorrette da sei pioli (barruna) ad essi attaccati.
– l’asti, due stanghe in faggio, fomite di anelli (ucchiali) in ferro per l’attacco dell’animale.
– I roti, due ruote in frassino, con un circuni di ferro e dodici raggi che congiungono la corona della ruota,
– in noce, detta curva, col mozzo, che è fermato al fusu mediante un dado a vite detto cannula;
– I chiavi, le due traverse, anteriore e posteriore, in faggio, finemente lavorate e dipinte;
– U purteddu, la sponda posteriore, che viene tolta per le operazioni di carico e scarico;
– I viscidi, le boccole, che vengono inserite nei mozzi e producono il caratteristico suono del carretto;
– A casciafusu, griglia di ferro attaccata al fusu, riccamente decorata a ferro battuto con fiori, ricami e foglie, che a Catania si chiamano “suspiri” e a Palermo “rabischi” (arabeschi);

ACCESSORI DEL CARRETTO


U rutuni, rete di cordicella, posta sotto il tavulazzu davanti e dove vengono conservati cibi, la botticella del vino, la bonaccia per l’acqua e la bacinella per dare da bere all’animale;
– U suttapanza, cinghia di cuoio;
– A coffa, cestino di paglia, attaccato sotto la cascia, per dare da mangiare all’animale;
– U lumi, penzolante sotto la cascia per illuminare la strada nelle notti senza luna;
– A catina, per il cane, legata alla casciafusu;
– L’umbrilluni, per ripararsi dalla pioggia e dal sole.