La realizzazione

La realizzazione di un carretto prevedeva una complessa organizzazione del lavoro, in quanto impegnava più gruppi di artigiani con specializzazioni diverse.

I primi tre gruppi sono: i carradori, i carrozzieri e gli intagliatori.

I carradori e i carrozzieri scelgono i vari legni necessari per l’impostazione e la sagoma del manufatto: per la cassa ci vuole il legno di abete, per le altre il faggio, per i raggi delle ruote il frassino. L’intagliatore smussa gli angoli vivi e li arricchisce di figure, scolpisce le facce delle aste, trasforma i terminali dei barruni (i pioli delle fiancate) in teste di donna o di ” pupi “, scolpisce i cunei e i davanzali della cassa e scolpisce la chiave e il pizzo al centro della “casciafusu” che è l’asse portante del carretto. Il quarto artigiano è il fabbro, a lui sono dovuti “u fusu”, cioè l’asse portante del carretto e le parti metalliche della casciafusu, riccamente lavorate; i “circuni”, i cerehioni delle ruote e gli “occhiali”, cioè gli anelli che servono per attaccare il cavallo alle aste.

Ecco che subentrano il decoratore e il pittore. Il primo decora con motivi geometrici le superfici della cassa e dei davanzali, il secondo procede prima alla “in doratura” con cui il carretto è trattato con due o tré mani di colore e poi dipinge le fiancate “i masciddara” e tutti gli spazi dove è possibile dipingere. Tutti i personaggi sono in primo piano, la prospettiva è elementare, sicché le figure risultano bidimensionali, il colore non ha ombreggiature, ne sfumature, è sempre acceso con un effetto bellissimo. Il settimo artigiano è il fonditore, u ramaturi, egli prepara le boccole, i vìsciuli, che sono due scatole metalliche a forma di tronco di cono e vanno incastrate nei mozzi delle ruote con una lega speciale, composta da 78 parti di rame e 22 di stagno ed hanno un piccolo “gioco”, cioè un movimento che produce quel suono caratteristico, senza il quale il carretto non ha nessun valore. I compratori sono molto esigenti: i carretti, prima di essere acquistati venivano sottoposti a due controlli: alla “resa in tono”, per verificare la musicalità del suono delle boccole e alla “Resa in frasca”, per accertarsi della buona qualità del legno.

L’ottavo artigiano, l’ultimo, era il pellettiere, che prende nomi diversi a seconda del finimento che prepara per il quadrupede: varduraru e siddaru per il basto, guarnamintaru per i finimenti, siddaru per i pennacchi ed ecco che il carretto diventa “una gala di colori, una esplosione di luce” (S. Lo Presti).
I finimenti, “armiggi”, sono vari: ci sono fiocchetti e frange di lana e di seta dai mille colori, piccoli specchi/nastri, piastre, borchie, sonagli e poi i pennacchi, paraocchi, pettorali, cinghiette e poi finimenti speciali.